KurtVile
Martedì 3 Luglio

KURT VILE & THE VIOLATORS + BRETON

dove

SUPERSANTO'S - San Lorenzo Estate - P.le del Verano - Roma

orari
apertura 18.30 | botteghino 20.00 | concerto 21.30
biglietto
10 euro + dp / 12 euro alla porta - 10 ridotto

Kurt Vile arriva in Italia con i suoi Violators per presentare il quarto album della sua carriera Smoke Ring For My Halo, capolavoro che lo ha consacrato come uno dei più grandi e originali cantautori della sua generazione. A seguire i Breton: una specie di autopsia audio-visiva, decostruisce e riassembla la cultura popolare.

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comunicato stampa

Martedì 3 Luglio

Ausgang Produzioni e Lanificio159 presentano:

KURT VILE  & THE VIOLATORS + BRETON

A seguire  Aftershow a cura di Dog Town

per informazioni dal blog: http://www.ausgang.it/2012/dog-town-tutti-i-martedi-supersantos/

apertura ore 18.30

botteghino ore 20.00

concerto ore 21.30

ingresso: 10 euro + dp / 12 euro  alla porta – 10 ridotto  (under 26 e universitari)

 

@SUPERSANTO’S – San Lorenzo Estate

Piazzale del Verano – Roma

info@ausgang.it

 

KURT VILE  & THE VIOLATORS

Kurt Vile arriva in Italia con i suoi Violators dopo anni di attesa per presentare il quarto album della sua carriera Smoke Ring For My Halo, capolavoro che lo ha consacrato come uno dei più grandi e originali cantautori della sua generazione, e il nuovo ep SO OUTTA REACH uscito a fine 2011 sempre per MATADOR Records. Già dalle atmosfere evocate da Baby’s Arms, brano di apertura dell’ultimo album, è evidente quantoSmoke Ring For My Halo sia familiare e inedito allo stesso tempo. Una dimostrazione di come Kurt possa utilizzare metodi e suoni logori per ottenere però dei risultati che sono emozionalmente e musicalmente tutt’altro che ovvi. Ci troviamo di fronte un album, difficile da catalogare, che contiene evidenti tracce del passato ma che non perde tempo prezioso ad essere riverente verso di esso. Con il precedente Childish Prodigy (2009) Kurt era stato paragonato a Leonard Cohen, Tom Petty, Psychic TV, e Animal Collective, ed oggi forse potremmo trovare dei rimandi ad un mondo sonoro che spazia dai Suicide, Leo Kottke, My Bloody Valentine, Bob Seger  sino a Nick Drake. Tuttavia Kurt è in grado di unire tutte queste disparate e varie fonti d’ispirazione in modo talmente naturale e affatto pretenzioso al punto che tutti questi paragoni sono resi inutili. Da pochi mesi ha visto la luce So Outta Reach, una collezione di 5 brani registrati durante la session di Smoke Ring For My Halo ma non utilizzati nell’album che contiene anche una versione di‘Downbound Train’ di Bruce Springsteen. Kurt Vile può appartenere ad una lunga stirpe di classici cantautori americani ma la sua musica è unica e originale e non temiamo di essere smentiti nel sostenere che egli sia il più grande della sua generazione. Pur essendo il quarto album, in un certo senso Smoke Ring For My Halo può essere considerato il suo primo vero lavoro compiuto, in cui ogni singolo elemento viaggia in perfetto equilibrio con gli altri.Tenero ed evocativo, evanescente e allo stesso tempo godibile, duro e potente eppure accattivante, un album perfetto per ogni giorno di qualsiasi stagione, in grado di soddisfare tutti i possibili stati d’animo in qualsiasi immaginabile scenario, che sia la prima cosa che si ascolta al mattino o l’ultima prima di andare a dormire. Smoke Ring For My Halo è un’unione perfetta e sfaccettata di introspezione notturna e esplorazione vivace del mondo esterno.

BRETON

Breton è una specie di autopsia audio-visiva, decostruisce e riassembla la cultura popolare. Di derivazione squat, inizialmente i Breton si sono formati per produrre film senza però trovare posti accessibili per esibirsi e permettere al collettivo di registrare. Di base a The Lab, una banca di Kennington convertita  in un centro creativo dove i cinque membri ora vivono e lavorano, i Breton sono immersi tutto il tempo nella musica e nella realizzazione di pellicole. BretonLABS è il nome che hanno dato al progetto che si occupa della realizzazione di  remix e video musicali, il quale ha permesso loro di lavorare con le seguenti band: Local Natives, Tricky, Maps & Atlases, Esben and the Witch, Temper Trap, Penguin Prison, Tom Vek, 80′s Matchbox B Line Disaster e Flats. Le pellicole dei Breton hanno ricevuto alcune nomination all’East London Film Festival e al London Film Festival, sono stati invitati  dal curatore di quest’ultimo festival a presentare un film della durata di 15 minuti che includa le registrazioni fatte durante il corso dell’anno per documentare il loro lavoro all’album di debutto ‘Other People’s Problems’.  La band sta anche lavorando al documentario musicale ‘Naming No Names’, da presentare il prossimo anno al Short Film Festival.  Quella dei Breton è un’intensa e ipnotica esperienza, il fatto che la band si esibisca indossando cappucci neri e utilizzando come sfondo i propri film – un matrimonio perfetto tra suoni, ritmo e visual – riflette eroi come Jonathan Glazer, Mike Leigh e Chris Cunningham. Mentre scrive, il quintetto indietreggia dai metodi tradizionali preferendo utilizzare i suoni del loro ambiente come punto di partenza. Cigolii,  scricchiolii, sirene, suoni della metropolitana, chiacchierii al Cafè e il ronzio di vecchi strumenti, il tutto racchiuso nella loro musica. “Siamo interessati a rompere gli schemi e non a riproporre gli stessi suoni e accordi già suonati da milioni di altre persone,”  ha affermato Roman Rappak. “Noi evitiamo i suoni, le linee e i programmi che stanno già usando gli altri, cerchiamo sempre gli unici  suoni naturali…registriamo in  stanze differenti, colpendo cose in un pezzo di vetro ad esempio, e facendolo in punti diversi della stanza”.  Il loro album di debutto ‘Other People’s Problems’ è autoprodotto – un avvincente mix di pop, inquietante hip-hop e heavy electronica – la band ha preso con sè il suo fragile Lab-recording digitale ed è volata negli idilliaci studi Islandesi dei Sigur Ros per dare calore e peso all’album. Hauschka ha registrato gli archi, Thomas Hein dei These New Puritans e la leggenda dell’Hip Hop Harry Love hanno compiuto il loro dovere nel mixaggio di tre tracce. Il risultato è tecnicamente complesso ma incredibilmente contagioso. “E’ tutto basato sull’equilibrio. Siamo tutti abituati alla musica elettronica in maniera metodica, così abbiamo deciso di usare queste macchine per tirarne fuori un suono organico e umano scuotendo davvero la gente in un modo interessante. E’ la cosa più punk che si possa fare in musica” afferma Rappak.  I Breton sono composti da : Roman Rappak, Adam Ainger, Ian Patterson, Daniel McIlvenny e Ryan McClarnon.

 

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