GiardiniDiMirò+MassimoVolume
Martedì 17 Luglio

GIARDINI DI MIRO’ + VADO IN MESSICO + MASSIMO VOLUME

dove

SUPERSANTO'S - San Lorenzo Estate - Ple del Verano - Roma

orari
apertura 18.30 | botteghino 20.00 | concerto 21.30
biglietto
ingresso 10 euro

Martedì 17 Luglio @SUPERSANTO’S Giardini di Miro’ + Massimo Volume in concerto. I Giardini di Miro’ presentano: “Good Luck”, perché nel duemiladodici, dopo il fuoco dei mercati e le opinioni che ci dividono sul futuro, non ci resta che augurarci ed augurarvi buona fortuna. Ne abbiamo tutti bisogno.

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comunicato stampa

Martedì 17 Luglio

Ausgang Produzioni, Lanificio159 e

XL di Repubblica www.xelle.it <http://www.xelle.it/>
http://www.facebook.com/RepubblicaXL <http://www.facebook.com/RepubblicaXL>

per maggiori info leggi dal blog: http://www.ausgang.it/2012/serate-in-collaborazione-con-xl-supersantos/

GIARDINI DI MIRO’ + VADO IN MESSICO + MASSIMO VOLUME

 

Apertura ore 18.30
Concerto ore 21.30
Ingresso 10 euro

@SUPERSANTO’S – San Lorenzo Estate
Piazzale del Verano – Roma

GIARDINI DI MIRO’

C’è qualcosa di spirituale nella campagna emiliana, una spiritualità laica fatta di minimalismi, di essenzialità, di geometrie, di linee che guidano gli occhi. Il nuovo disco dei Giardini di Mirò è stato registrato a San Prospero di Correggio non lontano da dove i CCCP registrarono “Epica Etica Etnica Pathos”. Il disco ha il sapore di questa terra, delle sue collocazioni, degli spazi vuoti, delle linee rette, dei parallelismi voluti e involontari, tra un casolare, una latteria, una porcilaia. Il quinto album dei Giardini di Mirò è stato registrato quasi come l’avessimo fatto in casa, tra di noi, nei posti famigliari, tra la gente che più ci piace. Forse è la prima volta che non abbiamo delle influenze o degli ascolti musicali esterni che in un qualche modo ci abbiano influenzato durante la scrittura e realizzazione del disco.Un disco che si è sviluppato in fasi diverse e non omogenee tra loro. Un lavoro concepito dopo l’esperienza de “Il Fuoco”, progetto che rifuggiva la canzone e l’idea stessa di disco come raccolta di canzoni. Un album nato da poche sessioni di prova molto distanti tra loro, in cui sono passati diversi mesi tra la prima e l’ultima. Ed il gruppo che in mezzo ha suonato pochissimo in Italia e di più in Germania, come ad estraniarsi dal corso attuale delle vicende musicali del nostro paese ed andare all’estero per ritrovare il suono della band. Per ricostruirlo su quei palchi, continuando a vivere il sogno di gruppo musicale europeo. Il concetto di autenticità è fondamentale: vorremmo che i nostri dischi riuscissero a raccontare la nostra complessità fatta di suoni, parole, immaginari in un modo diretto, senza farsi troppi problemi. Ecco, allora siamo nella giusta direzione. Se questo dovesse smettere di accadere, non saremmo più il gruppo che vorremmo essere. “Good Luck” è anche un disco che ha visto chiudersi una fase ed aprirsene un’altra con l’avvicendamento alla batteria tra Francesco Donadello, che lascia il natio suolo per trasferirsi a lavorare in quel di Berlino, ed Andrea Mancin, altro veneto picchia pelli. L’album è stato prodotto da Francesco Donadello, Andrea Sologni e dagli stessi Giardini di Mirò, mentre il missaggio è stato effettuato da Andrea Sologni con il prezioso aiuto di Andrea Suriani che ha curato anche il mastering presso gli studi Alpha Dept. di Bologna. Fra gli ospiti si segnalano Sara Lov (Devics) che canta il brano ‘There Is A Place’, Stefano Pilia che è ospite alla chitarra su ‘Spurious Love’ ed Angela Baraldi, ospite alla voce in ‘Spurious Love’ e ‘Rome’. Quella delle collaborazioni è sempre stata una scelta legata all’ottica di proseguire e di attingere tra gli amici e le persone che stimiamo e che conosciamo, anche e soprattutto personalmente. “Good Luck”, perché nel duemiladodici, dopo il fuoco dei mercati e le opinioni che ci dividono sul futuro, non ci resta che augurarci ed augurarvi buona fortuna. Ne abbiamo tutti bisogno. Jukka Reverberi: voce, chitarra e basso Corrado Nuccini: voce e chitarra
Luca di Mira: tastiere e piano elettrico Emanuele Reverberi: violino e tromba
Mirko Venturelli: basso, clarinetto e sassofono. I Giardini di Mirò provengono dalla provincia reggiana, da Cavriago, che in dialetto si dice “Quariêgh”, un comune di quasi diecimila anime il cui sindaco onorario, dal 1917, è Vladimir Lenin. La musica del gruppo vive però di influenze anglossassoni, in particolar modo inizialmente si rifà al post rock per arrivare ora ad un suono proprio che è un mix di psichedelia, shoegaze, dream pop, noise, post punk, musica d’autore e molto altro. Dall’uscita del primo album ufficiale del 2001 “Rise And Fall Of Academic Drifting” i Giardini di Mirò sono indicati come un gruppo di riferimento del fenomeno alternative rock italiano anche se la vocazione del gruppo è quella di far parte di una scena più ampia, europea e non solo. Per questo motivo i GDM calcano con entusiasmo i palchi di mezz’Europa. Dall’uscita del primo album sono otto i tour in Germania, tre in Grecia e sono moltissimi i concerti ovunque in Europa, dalla Svizzera al Belgio, dal Lussemburgo alla Polonia, dalla Spagna alla Norvegia.
E per questo motivo, hanno instaurato rapporti costanti con etichette indipendenti di tutto il mondo (2nd rec, Fictionfriction, Love Boat, Contact, Earsugar, Monopsone, Hausmusik, City Center Office …), che oltre ai cinque album ufficiali hanno prodotto una miriade di EP, remix, raccolte di inediti. La formazione comprende Jukka Reverberi (chitarra, voce), Corrado Nuccini (chitarra, voce), Luca Di Mira (tastiere), Mirko Venturelli (basso, clarino, sax) ed Emanuele Reverberi (violino, tromba). Dal 2003 fino al 2011 il batterista del gruppo è stato Francesco Donadello, ora sostituito da Andrea Mancin. La collaborazione con altri artisti, non solo musicisti, è stata fin dal primo disco una costante stilistica dei GDM che, in questo modo, riescono ad ampliare il proprio progetto artistico a visioni diverse della stessa prospettiva. Sara Lov, Hood, Alessandro Raina, DNTL, Alias, Hermann & Kleine, Styrofoam, Apparat, Piano Magic, Isan, Paul Anderson, Opiate, Yuppie flu, sono solo alcuni degli artisti che negli anni hanno collaborato con il gruppo, anche in modo continuativo. La storia ufficiale inizia nel 1998 con il primo ep autoprodotto e le prime esibizioni live anche se tutto nasce prima, nel 1995, da una collaborazione fra gli allora compagni d’università Corrado Nuccini e Giuseppe Camuncoli, oggi noto fumettista. Dopo l’esordio del 1998 con l’ep “Iceberg” e l’omonimo album “Giardini di Mirò” (1999) che li porta alla ribalta della scena rock italiana, è grazie a “Rise And Fall Of Academic Drifting” (2001) che la band di Cavriago trova la definitiva consacrazione nazionale. Un lavoro finemente costruito e armonico in ogni sua componente. Il saper fondere melodia e sonicità in un tutt’uno elettricamente perfetto e sofferente appare, sin dall’ascolto della morriconiana ‘A New Start’, come il vero tratto distintivo del gruppo. Al momento dell’uscita del successivo “Punk…Not Diet!” (2003), i Giardini di Mirò erano attesi al varco da tutti gli appassionati di musica alternativa made in Italy. E l’attesa è stata ripagata da un disco per certi versi sorprendente. I Giardini di Mirò hanno saputo rinnovarsi senza snaturarsi, hanno intelligentemente allargato i loro orizzonti, abbracciando anche la forma canzone, inserendo parti di elettronica minimale e, soprattutto, servendosi maggiormente del canto. E’ di questi tempi l’intensa collaborazione con Alessandro Raina, che successivamente sarà anima di Amor Fou e del progetto solista Casador. La band ha continuato, quindi, il proprio cammino verso la personale idea di musica e lo ha fatto in maniera convincente, cambiando le carte in tavola e mantenendo sempre una coerenza di fondo con i precedenti lavori. I concerti cominciano ad essere affollati da un sempre crescente pubblico. I Giardini di Mirò iniziano a guardare al di là dei confini italiani ed anche all’estero attirano notevole interesse. A distanza di tre anni dal fortunato “Punk…Not Diet!”, i Nostri tornano sulle scene con l’Ep “North Atlantic Treaty Of Love” originariamente diviso in due parti (uscito su Lp sempre per 2nd rec.). Tante le cose successe nel frattempo: Alessandro Raina è uscito dal progetto e la sua voce è stata sostituita da quella di Jukka e Corrado, Luca Di Mira ha pubblicato un disco solista a nome Pillow, tra suggestioni glitch e elettronica ambientale, il già citato Corrado Nuccini ha lavorato duro al suo progetto di hip-hop in odor di Anticon e, infine, i Giardini di Mirò sono stati anche impegnati nelle vesti di produttori per il disco dei Zucchini Drive, duo hip-hop belga che si è avvalso dell’aiuto dei cinque di Cavriago, appunto, oltre che di Markus Acher dei Notwist, Alias, Populos e altri. Novità assoluta: la voce di Jukka Reverberi, tra canto e spoken word , a recitare versi de “L’Otello” di Shakespeare. L’atteso nuovo lavoro sulla lunga distanza, “Dividing Opinions”, esce nel 2007. E in due minuti (i primi) fa già capire molto: certe cose, ora, Jukka e soci le vogliono dire senza intermediari, c’è l’urgenza di metterci la faccia e vedere l’effetto che fa. Ed è la cosa più lampante, che poi si traduce anche in un impatto sonoro decisamente meno crescente e più controllato: si va subito su di giri per frenare quando il climax viene raggiunto, lasciando spesso nel limbo una chitarra sporca e sola. Una soluzione che funziona e che rende “Dividing Opinions” uno degli episodi più riusciti nella carriera del gruppo. Nel 2009 esce il nuovo progetto “Il Fuoco”, che nasce come sonorizzazione dell’omonima pellicola del 1915 realizzata da Giovanni Pastrone col contributo di Gabriele D’Annunzio, commissionata al gruppo dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. La forza delle immagini del film di partenza unite al forte potere evocativo della sonorizzazione, inizialmente nata per essere un evento live unico, riesce ad infondere nuova ispirazione alla band di Cavriago e “Il Fuoco” assume i contorni di un vero e proprio lavoro sulla lunga distanza: il quarto della discografia. L’album che ne risulta è strutturato secondo tre grandi movimenti di una possibile sinfonia post-rock, seguendo la dinamica della pellicola che è la storia dell’ossessione di un poeta misconosciuto per una affascinante poetessa. Avvicinamento, contatto, qualcosa di persino tenero: ‘La Favilla’. La breve e dirompente storia d’amore, con quei minuti di gaiezza e di travolgimento: ‘La Vampa’. L’abbandono, la disperazione, l’epilogo da manicomio: ‘La Cenere’. Da parte della critica la più antiretorica, venusiana, concertante e sconcertante sonorizzazione italica; la migliore, almeno nel decennio 2000. Il tour che accompagna l’uscita del disco ha un notevole successo anche in Europa, e propone la sonorizzazione dal vivo del film, chiudendo un ideale cerchio, partito dal Museo Nazionale del Cinema per arrivare al pubblico di club e teatri che si confronta con un film liberty di quasi cento anni. Siamo ai giorni nostri ed i Giardini di Mirò sono pronti con il nuovo lavoro “Good Luck”, in uscita su etichetta Santeria con distribuzione Audioglobe. Oggi i Giardini di Mirò sono un gruppo di persone unite dalla passione per la musica e dal desiderio di suonare insieme, viaggiano tutti stretti in un furgone per raggiungere i palchi italiani ed europei e dormono in camere doppie o triple a seconda dei luoghi e degli accoppiamenti. La formazione dei Giardini di Mirò conta anche Michele Venturi e Andrea Sologni, rispettivamente navigatore ideologico e sommelier del suono. Per la stesura della bio si ringrazia Matteo Lavagna

VADO IN MESSICO

Vadoinmessico sono un quintetto residente a Londra ma con i propri membri provenienti dai posti più disparati. I due membri fondatori sono l’italiano Giorgio Poti e il messicano Salvador Garza, a cui ben presto si uniscono l’altro italiano Alessandro Morrosu, l’austriaco Stefan Miksch e l’inglese Joe White. ”Archeology of the Future” è il loro album d’esordio, prodotto e registrato da loro stessi, con un piccolo aiuto da parte di Craig Silvey, uno che in passato ha lavorato con Portishead ed Arcade Fire. Il disco è la scommessa più grande, quattordici brani frutto di ascolti e suggestioni sonore tra le più disparate, figlie di un’apertura e sensibilità musicale favorita dai differenti background, ma non solo: la loro è un’esotica, tropicale mescolanza di folk elettro-acustico, strumenti e ritmi della tradizione africana e sudamericana, colorata di melodie pop ipnotiche, destrutturate nel solco dei migliori esempi psichedelici contemporanei (Animal Collective; Vampire Weekend).

MASSIMO VOLUME

Il nucleo originario dei Massimo Volume si forma a Bologna nell’inverno del 1991. Nel 1993 il gruppo firma il primo contratto discografico per la Underground rec. E’ il momento di STANZE, il primo album. Il suono della band è personalissimo. Pezzi d’impatto, tesi e distorti, si mescolano a momenti più introspettivi: brani come “Alessandro”, “In nome di Dio”, “Stanze Vuote”, pur mantenendo una forte carica emotiva, si muovono in questo senso. L’album ha un ottimo riscontro di critica e pubblico. I concerti si susseguono a ritmo incalzante e la band sembra ormai pronta a un’ulteriore svolta.  Le major si accorgono del gruppo e, agli inizi di marzo, i Massimo Volume vengo messi sotto contratto dalla Wea che pubblica il loro secondo lavoro LUNGO I BORDI. La produzione artistica viene affidata a Fausto Rossi, da sempre modello per Clementi e soci, di un modo di fare musica fuori dai canoni imposti dal mercato. Ne nasce un rapporto a tratti difficile, ma ispirato al punto da dare vita a una delle pietre miliari del nuovo rock. Il gruppo si libera definitivamente da ogni legame con modelli stranieri. Il disco è potente, dal suono inconfondibile. “Il primo Dio”, “Meglio di uno specchio”, “Inverno ’85”, “Fuoco fatuo”, diventano nel giro di poco tempo dei classici.  Si accorge di loro anche John Cale, che si propone come produttore di DA QUI, il loro terzo lavoro. La direzione del disco viene però affidata a Steve Piccolo (già Lounge Lizard). E’ il 1997. I Massimo Volume passano alla Mescal. Rispetto al precedente lavoro, DA QUI risente del progetto portato avanti da Clementi e Sommacal nel periodo intercorso tra i due album: una sorta di laboratorio in cui i nuovi pezzi hanno preso forma attraverso delle performance dal vivo per voce, chitarra e harmonium.  Emidio Clementi debutta nel frattempo come scrittore, prima di ritornare con i Massimo Volume per CLUB PRIVÉ, la cui produzione artistica è affidata a Manuel Agnelli degli Afterhours. I Massimo volume si sciolgono nel 2002, e Clementi prosegue la sua carriera tra parola scritta e musica, collaborando spesso proprio con Agnelli. La ban si riforma nel 2008 in occasione del Traffic Festival, la cui direzione artistica è di Agnelli; un concerto e la colonna sonora live del film muto “La caduta della casa degli Usher”. L’attività dal vivo riprende e il gruppo annuncia anche la pubblicazione di un nuovo album, dopo quello dal vivo BOLOGNA NOV. 2008. Nel 2010 infatti viene realizzato CATTIVE ABITUDINI, capitolo più recente della carriera della band emiliana.

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